Nella novella intitolata “La morte di Ivan Illic”, Tolstoj racconta la storia di un uomo che giunto al vertice della propria carriera, al culmine della propria vita, piena di successi e di soddisfazioni, viene colpito da una malattia tanto misteriosa quanto inesorabile. D’un tratto tutto ciò che era stato per lui consueto e familiare gli appare incomprensibile ed estraneo, tutta la sua vita, una vita “sbagliata”. Si rende conto che l’idea di non aver vissuto la propria esistenza come avrebbe dovuto poteva essere la verità: il suo lavoro, la sua famiglia, i suoi interessi sociali e professionali, tutto ciò poteva essere sbagliato. “Tentò di organizzarne, di fronte a se stesso, una difesa: e all’improvviso avvertì tutta la debolezza di quello che difendeva. Non c’era niente da difendere.” Tutte le figure a lui familiari: il cameriere, poi la moglie, la figlia, il dottore, ogni loro movimento, ogni loro parola non faceva che confermare la tremenda verità che gli si era rivelata in una notte. In loro egli vedeva se stesso, tutto ciò di cui aveva vissuto, e vedeva chiaramente che tutto ciò era sbagliato, era un orribile enorme imbroglio, …che nascondeva la vita e la morte”.
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